Nel panorama delle amministrazioni pubbliche italiane, il mondo dell’università rappresenta un unicum, in quanto, a differenza della maggior parte degli enti pubblici, gli atenei godono di una incredibile autonomia. Il principio che regola l’autonomia universitaria trova le sue fondamenta all’art. 33 comma 1 della Costituzione, secondo cui “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”. Il medesimo art. 33, all’ultimo comma, ribadisce che “Le istituzioni di alta cultura, università e accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalla leggi dello Stato”.
Ogni università pubblica italiana è dotata
di uno statuto ed ha come rappresentante legale la figura del “Rettore”. Per effetto del principio dell'autonomia, a differenza di quello che accade nella stragrande maggioranza delle aziende, il rappresentante
legale però non è scelto da un azionista di maggioranza o da un proprietario esterno, bensì viene
nominato ed eletto tra i professori di prima fascia all’interno della comunità
accademica.
Se nelle comuni elezioni politiche e amministrative vale il principio del suffragio universale, le votazioni per il Rettore di
tutte le università pubbliche italiane tradizionalmente hanno regole abbastanza particolari,
primo tra tutti il principio del “voto pesato”: i voti dei dipendenti non sono tutti uguali, ma ciascun voto ha un peso che dipende dalla categoria dell’elettore, docente, dipendente tecnico amministrativo, ricercatore, assegnista,
dottorando o semplice studente.
A partire dalla primavera del
2019, il CPTA dell’Università degli Studi di Padova ha condotto alcune ricerche
per studiare il fenomeno del voto pesato, per capire quale siano i "pesi" che vengono attribuiti ai dipendenti “incardinati” nei diversi atenei italiani e per comprendere quali siano le differenti interpretazioni di questa particolare procedura, visto con gli occhi delle diverse categorie della comunità accademica.
Il panorama che ne è emerso è
estremamente eterogeneo: se da un lato per il corpo docente il voto pesato
appare scontato, in relazione al fatto che la didattica e la ricerca sono
svolte in modo preponderante dai professori e dai ricercatori, dall’altro il
personale tecnico amministrativo ritiene in larga parte che questo concetto debba essere superato, perché si tradisce il principio della pari dignità di tutti i lavoratori, anche in virtù
di un ruolo sempre più importante che indubbiamente negli anni il PTA è stato chiamato a ricoprire.
Preso atto che, all'epoca in cui si sono svolti i fatti, a Padova il
voto pesato per l’elezione del Rettore di un dipendente di area tecnico
amministrativa contava solo l’8% del voto di un docente
(parafrasando una recente canzone, un voto leggerissimo... perché non bastavano 12 voti dei dipendenti PTA per esprimere lo stesso peso di
un singolo docente), il CPTA dell’Università degli Studi di Padova ha intrapreso
un’iniziativa, chiedendo la modifica dello Statuto. Iniziativa che, per la cronaca, si è conclusa a fine 2020, con il
Quel che è certo è che nel panorama degli atenei italiani la situazione appare estremamente frastagliata, come dimostra il grafico seguente (la mediana si assesta al 17%, con un minimo del 4% e un massimo del 33%).
Appare evidente la necessità di tenere alta l'attenzione su questo tema perché, pur non essendo un cambiamento epocale, il fatto di avere un peso maggiore ha consentito nell'ateneo padovano, forse per la prima volta nella campagna elettorale per l'elezione del nuovo rettore che si è svolta a Giugno 2021, di iniziare a trattare in modo un po' più concreto le tematiche che riguardano quella parte di personale strutturato non docente che ogni giorno contribuisce in modo determinante al buon funzionamento dell'azione amministrativa. Certo, non si è trattato di una rivoluzione, ma di un piccolo cambiamento che non può che essere interpretato in modo positivo.