01 ottobre 2021

Buon anno accademico 2021-2022

Con l'inizio di Ottobre tradizionalmente inizia il nuovo anno accademico, un rito per tutta la comunità universitaria che riapre le porte ai nuovi studenti, che così tanti sogni ripongono nel loro nuovo percorso di studi.

Visto che tanti comici (Grillo, Balasso, solo per citarne alcuni) si dilettano a fare i loro discorsi di fine anno, mi sono chiesto: perché non scrivere qualcosa per l'occasione dell'inizio dell'anno accademico? In fin dei conti i temi sul piatto sono molti, e se ci riescono i comici...

Il primo tema del 2021 è sicuramente quello della parità di genere: oggi presso l'università di Padova, dove il sottoscritto lavora, prende servizio la prima Rettrice donna in esattamente 800 anni di storia. Ai più giovani forse questo sembra un passaggio quasi scontato, ma se dalla laurea di Elena Lucrezia Corner Piscopia nel 1684 sono dovuti passare ben 337 anni prima che l'ateneo patavino potesse vedere al suo vertice una professoressa, ci rendiamo conto che si tratta di un cambiamento epocale. Cercando di guardare oltre i facili stereotipi, la parità di genere ad avviso dello scrivente non può avere come unico obiettivo quello di cercare di dividere al 50% i posti che contano tra maschi e femmine. Estendendo solo di poco la definizione che di può leggere nel dizionario, parità di genere secondo me vuol dire anche impegnarsi per promuovere e valorizzare le capacitá senza pregiudizi, per dare la possibilità a tutti, uomini e donne, di crescere nella cultura, saper ragionare in modo indipendente ed essere valutati per il proprio impegno. Se così fosse, la necessità di ricordarsi di mantenere il bilancino sempre in equilibrio probabilmente non ci sarebbe. Non è utopia: si può fare! Alcuni stati del nord Europa ce lo insegnano. Purtroppo il tema della parità di genere merita di essere in prima pagina anche per il rovescio della medaglia. La cronaca ci racconta che in altre parti del mondo, proprio nell'ultimo mese, le ragazze sono state estromesse dalla possibilità di frequentare le istituzioni scolastiche e le università, un sopruso di fronte al quale semplicemente non riesco a trovare parole adatte e che non deve assolutamente essere dimenticato.

Il secondo tema di quest'anno è la pandemia che ormai da 18 mesi ci affligge. Tutti noi speriamo che la situazione migliori. A parte l'immenso dolore e le difficoltà che la malattia COVID 19 ci ha fatto patire, l'insegnamento che mi ha dato è stato quello di una nuova "responsabilità personale condivisa". Per fermare la propagazione del virus non basta una scelta corretta del politico di turno, serve anche un impegno personale, che non può essere delegato ad altri. L'errore del politico, esattamente come la sottovalutazione dei rischi da parte del singolo, può causare un allargamento del contagio, e in cascata disagio, sofferenza, morte. Questo concetto di "responsabilità personale condivisa" che stiamo imparando a conoscere non ce lo dovremmo dimenticare neppure nello svolgere il nostro lavoro all'interno della comunità accademica, perché se di fronte ai problemi reagiamo spostandoci di lato, sperando di non essere coinvolti, allora significa che c'è qualcosa che non va.

Come terzo tema ho scelto la sostenibilità: noi tutti ci stiamo rendendo conto delle anomalie climatiche. Certo, il clima è un argomento che per molti versi va molto di moda oggi, e l'errore che non dobbiamo fare è considerare le parole sostenibilità e clima come dei sinonimi. Sostenibilità è una parola che va oltre e riguarda, ad esempio, anche il drammatico incremento del costo delle materie prime, sia esso dovuto a speculazione finanziaria o eccesso di domanda: è di questi giorni l'incremento del prezzo "spot" del metano che normalmente utilizziamo per riscaldare gli ambienti, dell'ordine del 400% rispetto allo scorso anno (sì, è corretto: quattrocento percento!). Questi costi andranno certamente ad appesantire il nostro bilancio famigliare e così pure quello del nostro datore di lavoro, con inevitabili ripercussioni. E' necessario saper pensare sia in termini di ROI che di EROI, e non si tratta di personaggi a fumetti dotati di poteri magici, impegnandoci a trovare le soluzioni che permettono di massimizzare entrambi gli indici. Rattrista un po' assistere all'inaugurazione di nuovi locali universitari alla vigilia dell'apertura dell'anno accademico, dotati di tecnologie in grado di assicurare una didattica efficiente per i prossimi quindici o venti anni, che però non dispongono di un solo pannello solare. Investire nella sostenibilità significa anche iniziare a rendersi conto che certe scelte costruttive, in un futuro neanche tanto lontano, saranno semplicemente considerate dei madornali errori.

Vorrei chiudere qui, ma sento già in sottofondo i commenti di qualche collega pronto a dirmi: non scrivi nulla del lavoro agile? Premesso che è proprio di questi giorni la notizia il governo sta pensando di mettere mano alla normativa, quindi è difficile sbilanciarsi, io credo che il lavoro agile non sia "il" tema, ma per forza di cose è una combinazione dei temi che ho citato in precedenza.

Abbiamo scoperto l'esistenza del lavoro agile in occasione della pandemia: diciamocela in modo franco... se non ci fosse stata l'emergenza sanitaria ci sarebbero voluti probabilmente non meno di dieci anni per muovere le stesse risorse economiche e pensare di cambiare l'organizzazione del lavoro come lo conosciamo oggi. Abbiamo imparato che lavoro agile, oltre a ritmi impegnativi e alla difficoltà di conciliare il tempo per le esigenze famigliari, è anche una incredibile palestra per allenare la nostra "responsabilità personale condivisa": non basta lavorare bene, bisogna anche imparare a relazionarsi meglio con i colleghi. Un lavoro agile bene organizzato si sposa inevitabilmente con il concetto di parità di genere, nonché con la necessità di una corretta valutazione e una giusta valorizzazione di tutti i lavoratori. Non da ultimo, non bisogna sprecare l'esperienza del lavoro agile emergenziale maturata durante la pandemia e neppure mettere da parte tutta quella dotazione tecnologica su cui le nostre amministrazioni hanno investito, anche solo per un motivo puramente economico: vorrebbe dire aver solo sprecato risorse, con buona pace del ROI. E così pure dell'EROI, perché più traffico sulle strade, più inquinamento, maggior consumo di carburanti fossili, sicuramente non fanno bene all'ambiente, e neppure alle nostre tasche.

Con queste riflessioni, auguro a tutti un buon inizio di anno accademico.

A.D.V.